domenica 23 maggio 2010

Avevo un sogno...

Caro Mister,
erano 45 anni che un tifoso interista non si sentiva sul tetto d'Europa. Quarantacinque anni lunghissimi, per chi ha avuto la fortuna di viverli a pieno, o semplicemente coltivare un sogno, come me che ne ho solo 36, e quel tetto d'Europa non lo avevo mai raggiunto. Ero un ragazzino, come ce ne sono tanti, e in tenera età si giocava in cortile con gli amichetti di infanzia. Si correva dietro un pallone, immaginando di impersonificare gli eroi della domenica, che lo facevano per mestiere. Avevamo tutti un sogno, quello di segnare un gol, ed esultare verso gli alberi o le piante che circondavano il campo da gioco. Quelli erano i nostri tifosi.
Era un pomeriggio alle porte della primavera, di li a poco avrei compiuto 6 anni. Era l’anno dell’Inter di Eugenio Bersellini. Tutti italiani: Bordon. Caso. Altobelli. Beccalossi. Oriali. Tutti, perché è solo dall’estate successiva - quella del 1980 - che l’Italia del calcio riapre le frontiere ai calciatori stranieri. Quel giorno - è il 3 marzo - l’Inter mette le mani sullo scudetto. San Siro, c’è il derby. I numeri sono dall’1 all’11, in panchina ci vanno in tre, le maglie sono di lana grossa, le scarpe sono strumenti di un mestiere, non roba da Matrix, gli sponsor sulle maglie sono un’eresia, Giorgio Bubba è in linea da Genova, i tatuaggi ce l’ha solo qualche surfista visto in tivù sulle spiagge della California, il baffo va di moda, il pizzetto è un residuo del passato, i gol arrivano preceduti dal gracchiare della radio, «Scusa Ameri, ti interrompo da San Siro», le partite si giocano di domenica perché il calcio ha ancora una sua sacralità. Decide un gol di Oriali, è non è ancora una vita da mediano. Quel bambino fu travolto da un amore, provando per la prima volta un'emozione che, solo in alcuni passaggi della sua vita, avrebbe mai più rivissuto.
Forse un triste destino, che marchiava per sempre il suo cuore: da quel momento aveva un sogno..
Passavano gli anni, e puntualmente in estate si rincorreva quel sogno, quel desiderio di sentirsi grande, e non uno "sfigato" preso a schiaffi dalle coppe dei campioni della grande Juve di Platini e Boniek, degli scudetti del Napoli di Maradona, del dominio assoluto del grande Milan, prima di sacchi, Gullit e Van Basten, e poi di Capello, Savicevic e Papin. Ormai il mio destino era segnato, dovevo rincorrere un sogno, tra delusioni e lacrime amare..Ma più si restava nell'anonimato, e più quel sogno diventava importante.
Uno spiraglio di luce mi venne incontro in occasione di quella magnifica cavalcata dei record, firmata da Trapattoni, Matthaeus, Brehme. Uno scudetto cosi non lo dimentichi più, perchè ha un sapore unico: un sapore che mette in riga tutti coloro che fino ad allora ti avevano schernito, ti avevano relegato al ruolo di comprimario, avevano provato a spegnere il tuo sogno.
Poi il buio. Gli anni duri, durissimi, quelli che ti mettono a dura prova, che ti straziano al punto di farti vacillare. Ma non ci riescono. Quel bambino ormai cresciuto, non molla.. continua ad avere un sogno. Un sogno a metà, che si concretizza negli anni di Calciopoli, quando si apre una delle più angosciose pagine del calcio italiano, dove ti senti vincitore, ma solo a metà. Dove soffri ancora, perchè sai che il tuo sogno non è ancora realizzato.
Poi arrivi tu, mister, arrivi come lo "special one", come colui che ha un quid in più pronto a farti fare quel salto di qualità che hai sempre desiderato. Quel sogno, appunto. Arrivi non in punta di piedi, come dovrebbe fare l'ospite in casa altrui. Sembri un fiume in piena già alle prime parole che pronunci, metti in riga la stampa, le Tv, gli sponsor, gli fai capire a chiare lettere che non sei un PIRLA. E cominci il tuo lavoro, contro tutto e contro tutti, contro un sistema, contro la "prostituzione intellettuale", contro la sudditanza, contro la tua antipatia.
Io ormai uomo, continuo a seguirti, come farebbe un discepolo nei confronti del suo messia. Avevo ancora un sogno, non potevo abbandonarlo proprio adesso.
Vedevo giocare la mia squadra, e rubavo gli sguardi dei giocatori, non appena le telecamere si soffermavano su di essi. Vincere. Questo era ciò che trapelava dai loro sguardi, dai loro gesti, dal loro impegno. Ma non bastava. io avevo ancora un sogno.
Il 2010, lo ricorderò per sempre come l'anno più dolce: vincere un campionato, una Coppa Italia, vincere contro il Chelsea, contro il Barcellona, mi ha fatto tornare bambino. Quel bambino che giocava nel suo cortile, rievocando le gesta dell'Inter di Bersellini. Avrei dovuto accostarti al grande Herrera, il Maestro, ma purtroppo li non c'ero. Ecco perchè avevo un sogno ancora da esaudire.
Ora vai via, separi le nostre strade, andando alla ricerca di nuovi stimoli. Vederti piangere ieri notte, mi ha stretto a te come mai prima eri riuscito. Si piangeva insieme, forse per motivi diversi, forse per emozioni diverse. Forse perchè, dopo 30 anni, hai realizzato il sogno di quel bambino.

Ti voglio bene Mister....

Gianluca

10 commenti:

ziopoppy ha detto...

..saro' molto meno poetico del mio collega nerazzurro gianluca...

attaccatevi a sto cazzo nerazzurro!!

Gli occhiali da sola di Norberto ha detto...

Signori, ci siamo persi. Potreste dirci dove ci troviamo ed indicarci la strada di casa, per favore?

il buono71 ha detto...

gianlù, m'è strazzt u cor......

Pasquale(quello vero) ha detto...

E mò per altri 45 anni nn caccann u cazz!

Enoz Ciampi ha detto...

Come giornalista saresti quasi meglio di me!

ziochampions ha detto...

juventino cabron
saluta el campeon

SQUADRA INFO ha detto...

BENE ALORA

ga ha detto...

Vaffanculo

garbicchio@gmail.com ha detto...

Fanculo

Norberto ha detto...

hai rotto il cazzo